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Domani ricorre il sessantesimo anniversario dell’episodio che diede avvio all’era nucleare. Il 6 agosto 1945 venne sganciata “Littel Boy”, la prima bomba atomica destinata a obiettivi civili.
Oggi il B-29 che portò Tokio alla resa, passato alla storia con il nome della madre del comandante, Enola Gay, è esposto al museo aeronautico di Udcar-Hazy, a Washington: per i turisti è un must. Molti veterani sono convinti di dover la vita a quest’aereo, concepito espressamente per la missione. E’ il caso di un ex colonnello della marina: “Penso che sia un bel velivolo, ha portato a termine una missione che ha salvato così tante vite di americani e ha concluso una guerra che altrimenti sarebbe durata ancora anni”.
Anche dei giapponesi si fermano di fronte all’Enola Gay, per “andare avanti e non dimenticare”. “Quello che è accaduto a Hiroshima -dice una giovane giapponese- è dovuto alla guerra, ma fa parte del passato. Dobbiamo guardare al futuro, ma spero che la bomba atomica non venga usata mai più”.
140 mila giapponesi persero la vita il 6 agosto 1945 a Hiroshima, 80 mila nel secondo attacco di Nagasaki. Migliaia morirono negli anni successivi per le radiazioni. Ancora oggi circa 5.000 persone muoiono ogni anno per gli effetti della bomba.
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