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La nuova soglia storica del greggio statunitense è 66 dollari al barile, per il Brent il nuovo massimo è 65,66 dollari.
L’oro nero aumenta del 15% nelle ultime tre settimane, di oltre il 50 dal 2003. L’anno scorso il barile si vendeva a 40 dollari, a 28 due anni fa. Una corsa apparentemente inarrestabile: i mercati si aspettano ormai da settimane quei 70 dollari al barile ampiamente previsti dagli esperti.
“Credo che la tendenza al rialzo – sostiene un analista- non ci darà tregua nel prossimo futuro e anche a più lungo termine. Per questo è probabile che si raggiungano cifre impensabili fino a qualche anno fa”.
Tra i motivi che spingono in alto i prezzi, in primis, in questo periodo, la riduzione delle riserve statunitensi, ma anche nuovi incidenti nelle raffinerie Usa, e poi le inquietudini in medioriente, ossia il programma nucleare iraniano e il timore di attentati in Arabia Saudita, maggiore produttore mondiale di petrolio.
Una situazione che non ha tardato a riflettersi sui prezzi di benzina e gasolio, fino a 3 centesimi in più in alcune stazioni di servizio in Italia. Un’impennata che, secondo le associazioni dei consumatori, potrebbe costare alle famiglie italiane 600 euro in più all’anno.
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