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Il ruolo della religione e le donne in Egitto

Il ruolo della religione e le donne in Egitto

19/04/06 06:04 CET

Diritti umani

mondo

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Giovani e volenterose. Queste ragazze rappresentano il futuro dell’Egitto. All’università del Cairo, sempre più numerose portano il velo. In una scocietà dove tradizione e modernità convivono, la religione le relega ai margini, malgrado il ruolo determinante avuto nell’evoluzione nazionale nel secolo scorso.

“Porto il velo per obbedire alla mia religione, per proteggermi di fronte a Dio”, dice una studentessa. Tutelare i propri diritti, è lo scopo dell’associazione “Nuova donna”. Che è nel mirino delle forze dell’ordine. La sua fondatrice è disgustata. Le donne non hanno nessun ruolo in politica e questo velo è il simbolo dell’oppressione religiosa. La fondatrice, Nawala Darwiche:

“È un modo per controllare il corpo delle donne. È come la cintura di castità nel medioevo. È come l’infibulazione che ancora oggi persiste in Egitto”. Eppure alcune rivendicano il diritto di portare il velo.Appartengono al Movimento d’opposizione dei Fratelli musulmani, considerato fuorilegge, ma comunque tollerato. Makarem al Deiri, la sola donna candidata nelle file islamiche alle ultime elezioni è molto impegnata, malgrado la sconfitta.

“Bisogna rinforzare i valori religiosi in seno alla famiglia, eviterebbe la deriva criminale per i giovani e sarebbe un buon sostegno per la loro educazione”. Quest’avvocato, Georgette Sohbi, appartiene alla minoranza dei cristiani copti e al circolo ristretto delle donne parlamentari. Appena dieci. È stata nominata direttamente dal presidente Mubarak. “Se i fratelli musulmani andassero al potere, cambierebbero le leggi del Paese. Ci sarebbero violenti scontri tra gli islamici e i copti. Quest’ultimi rifiuterebbero di essere considerati come cittadini di serie B, senza alcun diritto”.

La radicalizzazione religiosa della società porterebbe a questo scenario. Cui, malgrado la sua avanzata, si oppone il regime del presidente Mubarak.

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