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Un saluto e qualche lacrima di commozione hanno interrotto, dopo dodici anni di arresti domiciliari, l’isolamento di Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione in Myanmar, l’ex Birmania. Davanti all’abitazione della donna, che in passato ha ricevuto il premio Nobel per la pace, hanno sfilato un migliaio di monaci buddisti che da giorni manifestano silenziosamente contro il regime militare da 45 anni al potere.

I promotori della protesta assicurano che non si fermeranno fino alla distruzione della dittatura, e hanno lanciato un appello alla popolazione affinché si raccolga in preghiera per un quarto d’ora, domenica sera alle 20 ora locale. Anche nel 1988 scoppiò una rivolta contro il regime, che ebbe per epicentro l’università. L’intervento dei militari in quella occasione fece – secondo alcune fonti – 3000 morti.

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