Gijon, porto di mare ancorato ad un destino di terra, un passato di scambi commerciali e di miniere, leggerezza del sidro e solidità del bronzo, una città, sentinella sull’Atlantico, che si cerca oggi una nuova identità. Siamo sul golfo di Biscaglia, nel nord della Spagna, principato delle Asturie. Fondata dai celti nel 5 secolo prima di Cristo, conquistata per il senato di Roma da Sesto Apuleio, Gijon ha da subito tratto beneficio dalla sua posizione per eccellere nel commercio e nell’industria. I cantieri navali, le mine di carbone e l’acciaieria pesante, ne hanno forgiato negli anni il tessuto economico e sociale. Ma l’industrializzazione intensa fin dentro al centro della città aveva i giorni contati, e con la crisi economica è venuta la necessità di lasciarsi dietro un modello di sviluppo a senso unico, diventato ingombrante.
Eduardo Garcia, giornalista, spiega: “Il processo di riconversione industriale è durato 25 anni. All’inizio degli anni 70, le industrie che avevano trainato lo sviluppo economico tradizionale delle Asturie sono entrate in crisi. E la crisi non è ancora finita. Prima, ci eravamo tutti abituati a vedere arrivare sempre più lavoro, sempre piu’
ordinazioni, non è stato facile accettare che invece al contrario, il lavoro diminuiva”.
Il cambiamento non è stato indolore. Gli anni ottanta e novanta sono stati segnati da scontri anche violenti. 26 mila posti di lavoro sfumati nel nulla, in una città di 300 mila abitanti, non è una crisi che passa inosservata. Per mantenere la pace sociale, le istituzioni scelgono una strada. Costosa.
Il programma di prepensionamenti su larga scala ha coinvolto i cantieri navali e i lavoratori portuali, le miniere e le acciaierie. L’impianto siderurgico Arcelor a Gijon e l’altro di Avilüs hanno lasciato a casa 12 mila lavoratori nel corso di pochi anni. Ma la produzione, paradossalmente, è aumentata del 25 per cento, da quattro a più di cinque milioni di tonnellate all’anno. Il vicesindaco di Gijon Josè Maria Perez Lopez che si occupa della promozione economica è convinto che la crisi sia una forza per il cambiamento.
“La città aveva bisogno di un cambiamento e la crisi ha fatto da detonatore, ha reso possibili azioni per affrontare il cambiamento.
Se non ci fosse stata la crisi, il cambiamento sarebbe stato più lento. Per esempio, non si puö affrontare il nodo di come togliere una fabbrica dal centro, se migliaia di persone ci lavorano ancora. Se, come è accaduto, le fabbriche chiudono, di certo c‘è un serio problema sociale e bisogna creare nuovi posti di lavoro. Al tempo stesso perö si ha la possibilità di ristrutturare gli spazi lasciati vuoti e grazie a questo di dar vita a nuove opportunità”.
Il porto è l’emblema della trasformazione che ha vissuto l’intera città. Mentre l’antico bacino navale del Pajarel è lasciato a una vocazione turistica, l’ottocentesco Musèl, come è chiamato in Spagna, è il quarto porto per importanza del Paese, ma il primo per i trasporti speciali, come l’acciaio.
Al suo interno c‘è una centrale elettrica e si sta preparando ad accogliere un impianto di ri-gassificazione .e uno per la produzione di biodisel, oltre a un terminal per i containers. Il tutto, grazie alla costruzione di giganteschi cubi di cemento alti 52 metri e larghi 32. Un progetto mai tentato prima e finanziato con 800 milioni di euro dell’Unione europea. Ciò che rappresenta il più importante investimento mai realizzato nelle Asturie. Il nuovo porto scriverà il nome di Gijon sulla carta nautica dei trasporti industriali dell’Alantico.
Sempre l’Unione europea ha sostenuto la creazione di progetti volti al settore educativo. come il parco tecnologico e scientifico. Il parco ha aperto i battenti quattro anni fa e ha già offerto una sede a 36 imprese che danno lavoro a oltre mille persone. Il suo legame con l’università ne fa un polo di talenti, ricerca e innovazione.
Pablo Priesca, direttore generale di Ctic, un consorzio che mira a portare le nuove tecnologie più vicino ai cittadini, è convinto che questa sia la strada verso lo sviluppo futuro
Al Ctic si studia come far avvicinare i giovani alle nuove tecnologie, utilizzando le stesse tecnologie come mezzo per arrivare a padroneggiarle. “Negli anni novanta sono state definite nuove strategie per cambiare l’approccio economico e aprire le economie locali a nuove attività. Per far questo, il governo regionale ha portato a termine una ricerca per stabilire quali attività siano da considerarsi prioritarie. Una di queste era l’information technology”.
Grazie al parco scientifico Gijon attrae l’attenzione di giovani imprenditori da tutto il paese. Molte start up trovano qui terreno fertile e persone simili con cui comunicare. E divertirsi.
La creatività unisce l’utile al dilettevole. Per esempio qualcuno qui ha inventato una macchina per versare la sidra, il nome locale del sigro, bevanda alcolica estratta dalle mele.
E’ tradizione versare la sidra da una considerevole altezza, per “ossigenare” la bevanda, un’atto di notevole destrezza che bisogna lasciare ai baristi locali.
Girona è così: tradizionale e innovatrice, seria e giocosa, capace di tirarsi fuori dalla crisi e di reinventarsi un futuro, sulle basi delle potenzialità di cui il passato offre ampia prova.
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