
Un’economia allo sfascio, inflazione galoppante e disoccupazione all’ottanta per cento
26/06/08 19:02 CET
Zimbabwe
mondo
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A Harare l’apparenza può trarre in inganno il visitatore. Bei viali, edifici ultramoderni, centri commerciali, negozi, tutto fa immaginare un Paese prospero. Lo è stato, ma da dieci anni l’economia è sprofondata.
Mancanza di valuta, assenza totale di fiducia nel regime di Mugabe, una gestione disastrosa da parte del regime stesso hanno generato un’inflazione galoppante, oggi la più elevata al mondo, al 185mila percento.
Una sigaretta in Zimbabwe costa trecento milioni di dollari locali. Un caffé un miliardo. Il dollaro americano, valuta di riferimento, si scambia a oltre diecimila miliardi di dollari dello Zimbabwe, ma sul mercato nero la cifra si moltiplica per sette.
L’80 per cento della popolazione è senza lavoro e vive sotto la soglia di povertà. Una situazione che favorisce il mercato nero, tanto che in molti negozi gli scaffali sono vuoti. La penuria riguarda soprattutto i prodotti di base, come l’olio, lo zucchero, o i cereali. I prezzi schizzano, senza controllo.
“Le persone che fanno lavori normali possono guadagnare 50-60mila al mese, ma per mantenere una famiglia di cinque persone ne sono necessari 300mila”, afferma l’economista John Robertson.
Con la politica di redistribuzione dei terreni decisa da Mugabe è stato espulso l’80 per cento dei proprietari terrieri bianchi. La produzione è andata in crisi, in particolare quella del tabacco di cui lo Zimbabwe è stato a lungo primo esportatore mondiale.
“Si ripete spesso che quando lo Zimbabwe starnutisce il resto della regione prende l’influenza e noi abbiamo preso l’influenza. Sta infatti contagiando direttamente il Sudafrica, nel nostro Paese sta arrivando un numero ingestibile di immigrati”, sostiene l’analista politico sudafricano Siphamandla Zondi.
Diversi milioni di persone hanno già lasciato lo Zimbabwe a causa della crisi economica. La maggior parte lavora in Sudafrica nelle miniere o nell’agricoltura.
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