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Il partito turco di governo, Giustizia e Sviluppo, si difende davanti ai giudici della Corte costituzionale dall’accusa di voler minare le fondamenta laiche della repubblica fondata da Kemal Ataturk.
Un compito affidato al vice premier e ad un altro dirigente del partito, in un’audizione a porte chiuse, come martedì scorso lo è stata la requisitoria del procuratore generale della Corte di cassazione.
Se riconosciuto colpevole, l’AKP del primo ministro Tayyp Erdogan rischia la chiusura. Mentre per il capo del governo e il presidente Abdullah Gul si profilerebbe l’interdizione per cinque anni dall’attività politica.
Sullo sfondo, lo scontro tra chi vorrebbe uno stato più aderente ai principi dell’Islam, come l’AKP, e i paladini di una laicità ispirata all’illuminismo francese, come esercito e magistratura.
In molti vedono nella recente bocciatura da parte dell’Alta corte di una legge che autorizzava il velo nelle università un cattivo presagio per il partito di Erdogan.
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