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Ha vinto il trofeo più ambito, un trofeo chiamato Ingrid Betancourt. Álvaro Uribe, senza perdere il suo aplomb, ha così celebrato, davanti alle telecamere, il culmine di sei anni di lotta senza quartiere contro le Farc: “Che piacere dare questa notizia alla Francia, all’Europa, che per tutti questi anni non hanno abbandonato un solo momento la dottoressa Ingrid Betancourt”.
Uribe ha fatto della sicurezza e della lotta alle Farc la sua priorità politica. Forte dell’appoggio dei colombiani, non convinti della volontà della guerriglia di avviare negoziati, ha tirato dritto con la linea dura, affidandosi all’esercito.
Intervistato da euronews in occasione della sua visita in Europa lo scorso gennaio, il presidente colombiano aveva già considerato vincente la sua politica di “sicurezza democratica”: “Il mio governo ha avviato quella che è stata chiamata la politica della sicurezza nella democrazia. Questa ha rafforzato lo Stato e ha funzionato: abbiamo ridotto gli omicidi di più della metà, anche se resta ancora molto da fare”.
Una posizione che con il successo di quest’operazione si ritrova rafforzata, uno schiaffo per i sostenitori dei negoziati per ragioni umanitarie.
Linea, quest’ultima, sostenuta fra gli altri dalle famiglie degli ostaggi, che temevano i molti, ben noti rischi di una liberazione a opera dei militari colombiani. Lo scorso novembre la madre della Betancourt lanciava quest’appello: “Vorrei soltanto chiedere al presidente di riflettere, forse osservando come sta mia figlia se ne renderà conto. Vorrei che la immaginasse come figlia sua, voglio che ci aiuti, e che abbandoni tutto quest’orgoglio, questo desiderio di violenza, quest’odio. Per favore, la supplico di tornare alla mediazione del presidente Chávez”.
Senza dimenticare di ringraziarli, Uribe vince così anche nei confronti di tutti coloro che si sono proposti come intermediari, in particolare la Francia, che ha fatto tutto il possibile per cercare di arrivare a una liberazione negoziata dell’ostaggio franco-colombiano.
Ma soprattutto, si prende la rivincita su Hugo Chávez, l’artefice della liberazione di sei ostaggi, che si è sempre ferocemente opposto alla linea dura di Bogotà.
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