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Petrolio e alimentari alle stelle con salari non adeguati portano in piazza anche i britannici. Centinaia di migliaia di funzionari pubblici hanno iniziato uno sciopero di 48 che sta paralizzando scuole, biblioteche, musei e servizi come la raccolta di rifiuti, in Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord. Si tratta di uno degli scioperi più massicci dal 1926.
A Londra, una donna spiega i motivi della protesta: “Tutti soffriamo – dice – ma alla fine, dobbiamo pur sempre portare da mangiare sulla tavola per i nostri figli e fare tutto quello che tutti fanno. E con i nostri salari, che sono più bassi, non è possibile”. In linea con il governo laburista di Gordon Brown, le autorità locali hanno offerto un aumento del 2.45 per cento, che i lavoratori considerano però troppo basso. John Ransford, rappresentante delle istituzioni locali, difende la decisione: “La nostra offerta – spiega – è accettabile, realistica e in linea con quanto ci possiamo permettere. Se prendessimo in considerazione di offrire di più, ci sarebbero meno servizi, meno posti di lavoro e tasse locali più elevate”.
Così come nel resto d’Europa, anche nel Regno Unito l’inflazione è alle stelle, coni livelli più alti da dieci anni. A giugno ha toccato quota 3,8 per cento. Per Brown, una nuova gatta da pelare, con i Conservatori di David Cameron che avanzano nei sondaggi.
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