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L’omaggio dei potenti della terra, il distacco dei giovani connazionali. Il piú grande scrittore russo contemporaneo, l’uomo che ha rivelato al mondo le atrocità dello stalinismo, in patria, in molti strati della popolazione, era quasi uno sconosciuto. É l’anomalia di Alexander Solzhenitsyn. La sua morte ha commosso capi di stato e politici influenti, ma ha trovato impreparata o indifferente un’intera generazione.
Oggi la sua salma sarà esposta all’Accademia delle Scienze in attesa dei funerali in programma domani nel monastero di Danskoi, nel cui cimitero sarà sepolto.
La sua abitazione fuori Mosca è stata meta, ieri, di una processione silenziosa. Mikhail Gorbaciov, Vladimir Putin, Dmitri Medvedev, i potenti della Russia di ieri e di oggi, hanno inviato le proprie condoglianze.
Il regista Nikita Mikhalkov ne riconosce la grandezza.
“É una perdita enorme. Quello che ha fatto, quello che ci lascia, va molto al di là della sua vita. Intendo quello che lascia a tutti noi, alla Russia, al futuro di questo paese”.
Malato da tempo, si era ritirato nella sua dacia fuori Mosca, circondato dai libri. Lontano dai luoghi del potere, stava lavorando alla pubblicazione della sua opera omnia, il suo testamento al mondo.
Da questo angolo privilegiato continuava a esercitare il suo dovere di intellettuale: criticando i potenti, denunciando le ingiustizie, coltivando il sogno di una grande Russia.
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