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Guerra d’armi e guerra d’informazione. L’una fa vittime in carne ed ossa, l’altra impedisce di sapere quanti siano i morti e come esattamente vadano le cose sul terreno.
Le truppe russe e quelle georgiane si contendono il controllo sul territorio dell’Ossezia del Sud, la Repubblica separatista appoggiata da Mosca. Ma le bombe russe colpiscono anche le postazioni georgiane al di là dei confini osseti.
I caccia russi hanno bombardato Gori, la città natale di Stalin, situata fuori dall’Ossezia. I bersagli erano militari ma le bombe hanno colpito almeno un edificio civile. Le vittime accertate sono 5.
Al secondo giorno di combattimenti la capitale osseta Tskhinvali è distrutta, ma sia Mosca che Tiblisi affermano di averne ripreso il controllo.
Sul numero di vittime i bilanci differiscono enormemente secondo la fonte: l’ambasciatore russo in Georgia parla di almeno 2.000 civili uccisi nella capitale osseta, cifra superiore di quella fornita dallo stesso governo separatista. Le autorità georgiane citano un centinaio di vittime fra militari e civili.
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