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La guerra diplomatica tra Mosca e l’Occidente si è trasferita in mare. Ieri tre navi militari russe sono arrivate nel porto di Sukhumi, capitale della repubblica d’Abkhazia, di cui solo il Cremlino ha riconosciuto l’indipendenza.
Il leader locale Sergei Bagapsh ha dato il benvenuto ai marinai. In un’intervista ha specificato che la sua neonata nazione – che conta circa 200.000 abitanti – non aspira a unirsi alla Russia.
Ma le forze armate di Mosca non sono dispiegate solo nei luoghi dove la popolazione rimasta le considera benvenute. Carri armati sono ancora presenti in territorio georgiano, attorno ad Abkhazia e Ossezia del Sud. E militari controllano anche gli accessi all’importante porto mercantile di Poti. Un guardacoste americano che doveva attraccare lì ieri ha scelto di scaricare aiuti a Batumi, più a sud, per evitare scontri con i russi.
Secondo i programmi avrebbe dovuto invece raggiungere Poti seguita da una nave da guerra statunitense che è già a Batumi da domenica.
Un terzo vascello, la nave comando USS Mount Whitney, anche questa ufficialmente carica di aiuti, ha lasciato la sua base in Italia alla volta delle coste georgiane.
La Russia si è detta pronta a ritirarsi non appena partirà una missione di monitoraggio internazionale. La Georgia intanto ha richiamato tutti i suoi diplomatici da Mosca, tranne due.
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