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Nella Thailandia in piena crisi, il ministro degli Esteri presenta le sue dimissioni. Tej Bunnag deve ora attendere una risposta dal primo ministro, Sumak Sundaravay, al quale i thailandesi, da dieci giorni, chiedono di andarsene. Le proteste di piazza non si fermano e Bangkok è paralizzata. Il premier ha dichiarato lo stato di emergenza, ma i dimostranti non sembrano volersi fermare: “Non sono spaventato – dice uno di loro. Non c‘è nulla da temere. Samak non ha il diritto di imporre un simile provvedimento. Non ha potere comunque”. “Non sono spaventata – aggiunge una donna. Morire è solo morire. Combatterò”.
L’apello per uno sciopero di massa in sostegno dei manifestanti che da giorni occupano la sede del governo di Bangkok ha avuto tuttavia poco seguito. Secondo i responsabili delle aziende statali, la maggior parte dei servizi pubblici funziona regolarmente. Per gli analisti, comunque, Samak avrebbe i giorni contati.
Il premier è accusato di frode elettorale e di essere agli ordini dell’ex uomo forte della Thailandia, Thaksin Shinawatra, accusato di corruzione e rovesciato da una colpo di stato nel 2006, ora in esilio nel Regno Unito.
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