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La Serbia ha fatto progressi, ma per l’Olanda non è ancora sufficiente. Tra i Ventisette non c‘è stata unanimità per sbloccare l’intesa ad interim che anticipa l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione tra Belgrado e Bruxelles, firmato ad aprile ma subito congelato in attesa della totale cooperazione con il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja. A dire “no” è stata proprio l’Olanda, che spiega attraverso il suo ministro degli Esteri il perché: “Ritengo che in questo momento non ci sia una cooperazione totale – ha detto Maxime Verhaugen – dunque non vi sarà un accordo ad interim, anche se apprezziamo e sosteniamo i passi positivi che sono stati compiuti dal governo serbo”.
La cooperazione con il TPI era la condizione posta dall’Unione per l’avvicinamento di Belgrado. Il vice premier serbo Bozidar Djelic ha espresso rammarico per l’esito negativo: “E’ incoraggiante – ha detto – vedere come tanti Paesi abbiano difeso la Serbia insieme alla Commissione europea. E’ però estremamente deludente che un Paese, come abbiamo sentito dalle parole di un uomo, debba decidere il destino dei passi futuri dell’integrazione europea della Serbia”.
Dopo l’arresto, a luglio, dell’ex leader serbo bosniaco Radovan Karadzic, l’Olanda vuole che Belgrado catturi l’altro super latitante: Radko Mladic. Per questo ha bloccato tutto. Nonostante il positivo rapporto del procuratore capo del TPI. Il rappresentante della Politica estera europea Javier Solana si è comunque detto ottimista sulla possibilità di sbloccare l’intesa con Belgrado ad ottobre.
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