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Con il clima economico che circola, il clima del pianeta non è in testa alle preoccupazioni di tutti. Ma martedì a Bruxelles, decine di dimostranti sono scesi in strada per ricordare che l’orologio del cambiamento climatico non si arresta. Le organizzazioni ambientaliste hanno sentito il fiato sul collo delle lobby degli industriali, che implorano flessibilità sugli obiettivi ecologici. Ma la diga ha tenuto e gli europarlamentari hanno anzi inasprito le regole del gioco.
“Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto dipende – dice una rappresentante del wwf – Penso che riguardo a quando i paesi devono fare per ridire le emissioni il voto è andato piuttosto bene, il parlamento ha dato un chiaro segnale agli stati membri, devono fare la loro parte sulle emissioni”.
I parlamentari di centro destra che volevano far passare emendamenti attenuanti gridano allo scandalo. Karl Heinz Florenz, del gruppo dei popolari. “L’industria europea deve correre sui mercati globali con scarpe di piombo, mentre gli Stati Uniti corrono con scarpe da tennis, e non è corretto”.
Ma all’interno dello stesso gruppo dei Popolari, c‘è chi esulta. Il voto di oggi ha portato alla luce una vera spaccatura. Avril Doyle, dei Poplari: “Possiamo contare su una piattaforma di consenso molto larga, Non è ancora detta l’ultima parola, ma è un ottimo inizio”.
A remare contro saranno con tutta probabilità gli stati membri, Italia, Germania, Polonia e Francia in testa, che non vogliono far pagare il conto a un’economia già in ginocchio. I paesi membri vorrebbero vedere un accordo mondiale, in mancanza del quale, il cielo può attendere.
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