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Un voto per rinnovare il parlamento, un voto messo in ombra dal referendum sulla centrale nucleare generazione Chernobyl.

In Lituania 2.700.000 elettori vanno oggi alle urne per eleggere i deputati del parlamento unicamerale: 141, metà eletti con il proporzionale, metà con scrutinio maggioritario su due turni.

Secondo i sondaggi i social-democratici del Premier Gediminas Kirkilas, al governo dal 2001, accusano un forte svantaggio rispetto al partito conservatore di Andrius Kubilius, che già ricoprì l’incarico di Primo ministro fra il 1999 e il 2000.

Ma oggi i cittadini lituani sono chiamti ad esprimesri anche su un referendum cruciale non solo per il futuro energetico del Paese ma anche per i rapporti con l’Unione Europea.

In vista della sua entrata nell’Unione, nel 2004, Vilnius si era impegnata con Bruxelles a chiudere, entro il 31 dicembre 2009, la centrale nucleare di Ignalina, progettata nel 1974 e fornita di 3 reattori RBMK-1500, gli stessi di Chernobyl.

Con il si ampiamente atteso del referendum, ora Vilnius vorrebbe prolungare la vita della centrale. Ipotesi che Bruxelles considera fuori discussione.

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