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Paul Krugman, americano, uno degli economisti più critici nei confronti delle politiche dell’amministrazione Bush. E’ lui il Nobel per l’economia 2008.
La Reale Accademia delle Scienze svedese lo ha scelto per i suo studi sui modelli di commercio e sulla localizzazione delle attività economiche, assegnandogli il premio da 10 milioni di corone svedesi, un milione di euro circa.
Docente di Economia e Affari internazionali all’Università di Princeton, già insignito nel 2004 nella categoria Scienze Sociali del Premio Principe delle Asturie, Krugman è tra l’altro editorialista del New York Times. Quotidiano sul quale qualche mese dopo l’11 settembre 2001, mentre falliva Enron, previde, facendo scandalo, che il secondo evento sarebbe stato più determinante del primo come conseguenze sulla storia degli Stati Uniti.
La sua attività di studioso, accompagnata a quella di autore di opere divulgative, si è concentrata sin dagli anni Settanta sull’analisi dei meccanismi della mondializzazione economica, sulla delocalizzazione dei processi produttivi, della manodopera e dei capitali.
Alla notizia del Nobel ha dichiarato: tra due settimane spero di tornare ad essere la stessa persona di prima per continuare a lavorare.
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