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C‘è chi protesta e chi invece considera il caso definitivamente chiuso. Nè il mondo politico italiano né l’opinione pubblica restano indifferenti, di fronte alla notizia che la Francia ha revocato l’estradizione di Marina Petrella.
Una decisione presa per motivi umanitari e non politici, precisa l’Eliseo. L’ex brigatista soffrirebbe di una grave depressione e, secondo le parole del presidente Nicolas Sarkozy, si è trattato di una scelta obbligata per salvarle la vita.
Petrella può però ringraziare anche le due sorelle Bruni, la premiere dame Carla e la maggiore Valeria, in prima linea per evitare che l’ex brigatista dovesse scontare la condanna all’ergastolo, emessa nel ’92.
La notizia della mancata estradizione divide le forze politiche italiane. Paolo Cento dei Verdi: “La decisione del presidente francese Sarkozy di non concedere l’estradizione a Marina Petrella applicando una clausola umanitaria è un atto di civiltà che va apprezzato”.
Di diverso avviso Olga D’Antona, vedova del giurista assassinato dalle brigate rosse nel ’99: “E’ inaccettabile. L’Italia è un paese democratico, che non applica la tortura e si è battuta per la moratoria sulla pena di morte. Si tratta di una mancanza di rispetto verso il nostro paese”.
Esponente di quella che fu la “colonna romana” delle Br, Petrella vive in Francia dai primi anni ’90, protetta dalla cosiddetta dottrina Mitterand, che offriva asilo ai latitanti italiani che avessero rinunciato alla lotta armata.
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