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La crisi è nata negli Stati Uniti ed è dagli Stati Uniti che arriva un ulteriore scossone ai mercati finanziari. L’ennesima revisione del piano di salvataggio che porta il nome del Segretario al Tesoro Hanry Paulson ha innescato nuova sfiducia, facendo toccare con mano l’inefficacia delle mosse finora intraprese.
“Riconosciamo la responsabilità degli Stati Uniti nella situazione economica globale” è stata la premessa di Paulson. “Quel che abbiamo fatto per intervenire sulla crisi del mercato immobiliare non ha modificato le grandi difficoltà generali, le mancanze del sistema di controllo e gli eccessi delle istituzioni finanziarie statunitensi ed europee”.
L’ultima virata del piano salva finanza da 700 miliardi di dollari, approvato dal Congresso fra mille difficoltà, consiste nella rinuncia dello Stato ad acquistare i cosiddetti titoli spazzatura delle banche in difficoltà. Più sicuro, a giudizio di Paulson, investire direttamente nei capitali delle banche. Prossimo scoglio in vista: gli aiuti ai grandi produttori d’auto in crisi. Misura sulla quale l’amministrazione Bush e l’equipe di Obama hanno visioni divergenti.
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