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La Nato è pronta ad impegnarsi per mettere in sicurezza il Mar Rosso, ma tocca agli stati africani il compito di guidare la lotta contro i pirati. Lo ha detto a Bruxelles, nel corso di un vertice, il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jaap de Hoop Scheffer.

Alla Nato non sfugge quello che da tempo sostengono numerosi analisti, e cioè che i pirati non si battono in mare, ma a terra. “Se si tiene conto che dal 1991 la Somalia non è più uno stato”, dice Anette Weber, esperta di Africa all’Università di Berlino, “che non vi è più alcuna possibilità di guadagnare legalmente e non si riscuotono tasse, imposte o dazi doganali, diviene subito chiaro perché il problema non si risolve mandando fregate in quel mare”.

La presenza della minaccia dei pirati nelle acque del Corno d’Africa allarma i paesi rivieraschi, che riuniti al Cairo, si sono trovati d’accordo nella richiesta di un intervento, dato che gli attacchi corsari stanno già dissuadendo gli armatori dal percorrere quelle rotte, con gravi danni economici per i paesi interessati.

Infine, non cambia la situazione della Sirius Star, la superpetroliera saudita finita nelle mani dei pirati con 25 uomini d’equipaggio e un carico di 100 milioni di dollari di greggio, per la quale è stato chiesto un riscatto di 25 milioni di dollari.

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tags: Sicurezza, Somalia, Trasporti