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Allarme per la sicurezza dei profughi nella Repubblica Democratica del Congo

mondo

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Nonostante la decisione dell’Onu di inviare altri 3000 caschi blu, aumentano di ora in ora, nella Repubblica Democratica del Congo, i timori per la sicurezza dei 67.000 profughi accolti nella tendopoli di Kibati, alla periferia di Goma.

I senzatetto, costretti a lasciare le case dopo l’avvio dell’offensiva dei ribelli, sono esposti al fuoco della linea di fronte, che è a poca distanza. Una donna di vent’anni è stata colpita a morte da tiri di arma da fuoco, e perfino i malati ricoverati nell’ospedale da campo di Medicins Sans Frontieres non sono al sicuro.

“La sera siamo costretti a trasferire i malati all’ospedale provinciale per ragioni di sicurezza. A volte arrivano dei proiettili, come ieri, quando abbiamo dovuto prendere tutti i malati e portarli in città per permettere che continuassero le cure”.

Oltre alla tensione dovuta agli scontri tra ribelli e esercito, nel Nord Kivu la vera emergenza riguarda la violenza contro i civili, in primo luogo donne. Solo a Goma, sono una ventina di casi denunciati in una sola settimana.

La presenza dei caschi blu della missione Monuc tuttavia non basta a impedire i saccheggi degli uomini armati delle due parti, mentre si ha notizia del rapimento di numerosi civili, costretti ai lavori forzati.

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