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Niente dimissioni per il premier thailandese Somchai Wongsawat, rientrato in patria in piena protesta antigovernativa. In un discorso televisivo alla nazione il contestato primo ministro ha riaffermato la legittimità del suo governo democraticamente eletto.

Nelle scorse ore il capo dell’esercito l’ aveva invitato a sciogliere il parlamento e indire elezioni anticipate.

Lo scalo internazionale di Bangkok resta in mano ai manifestanti antigovernativi, che l’occupano da martedi mattina. Bloccati tutti i voli con la presa della torre di controllo, da stamani i circa tremila turisti, fra loro una cinquantina di italiani, sono stati progressivamente evacuati e trasferiti in alberghi della capitale.

Qualche testimonianza raccolta prima dell’evacuazione. “In aeroporto non ci sono problemi, ci trattano bene. La questione è che sono i turisti colpiti, anche se capiamo la protesta.”

Meno conciliante un altro turista. “Voglio tornare a casa, voglio andarmene. Dovevo essere a Sydney tra due ore, e adesso mi tocca restare qui una, forse due notti. Non capisco quel che succede politicamente qui, ma non voglio saperlo, e secondo me è grave per questa gente.”

Gli scontri tra filo e anti governativi hanno sinora fatto un morto, oggi, nel nord del Paese.

Secondo fonti di stampa locale il premier potrebbe dichiarare lo stato d’emergenza a Bangkok, dove i circa ottomila occupanti dell’aeroporto non intendono lasciare lo scalo se il primo ministro non rassegnerà le dimissioni – il primo ministro Somchai, parente stretto del contestato Thaksin Shinawatra, rovesciato dall’esercito nel 2006.

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