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Negli occhi hanno l’orrore di chi ha visto la morte e il sollievo di chi ha ricevuto la grazia. Decine di supersisti del massacro di Mumbai sono già rientrati in patria. I primi voli sono atterrati all’aeroporto londinese di Heatrow. Joey Jeetun stava bevendo un drink al Cafe Leopold quando tutto è iniziato. Ricorda ogni frammento.
“Sono entrati e un istante dopo ho visto solo corpi senza vita attorno a me. Ero completamente coperto di sangue, steso a terra, mi dicevano di non alzarmi perchè i terroristi avrebbero potuto essere ancora lí. Non vedevo niente, solo il pavimento”.
Simon Kenney si considera fortunato.
“Eravamo convinti di essere alloggiati all’Hotel Oberoi, invece ci avevano spostato in un’altro albergo piú a nord. Per fortuna”.
Anche i cittadini belgi rientrati in patria tirano un sospiro di sollievo. Ora che l’inferno è lontano, scattano le accuse.
“C’erano persone ovunque, la polizia non aveva il controllo della situazione, non sapeva cosa fare. Per noi non è stato facile”.
“Adesso attaccano Mumbai, ma da due mesi queste cose si vedono Bengala, Amedabad, Jaipur. Non c‘è niente di nuovo”.
Chi ha salvato la vita pensa a chi l’ha persa. La caccia ai responsabili, diretti e indiretti, è iniziata.
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