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Una sfida serrata e sullo sfondo della crisi economica. I rumeni stanno votando per il rinnovo del parlamento, in una tornata elettorale che si prevede sarà segnata da una forte astensione. Diciotto milioni gli aventi diritto.
Con questo voto, il primo dopo l’ingresso nell’Unione Europea, il Paese tenta di porre fine a un’instabilità politica che dura da tre anni, accentuatasi con il divorzio tra il partito liberale del premier Tariceanu e quello democratico-liberale del presidente Basescu uscito dal governo lo scorso anno.
Il duello è tra sinistra e destra, tra i socialdemocratici di Mircea Geoana e i democratici-liberali, dati testa a testa.
La campagna elettorale si è giocata sull’economia: il Psd propone tagli fiscali per i salari più bassi e un aumento delle tasse per i grandi patrimoni.
Il Pdl, che schiera per la corsa al posto di premier Teodor Stolojan, è favorevole al mantenimento dell’aliquota unica che ha permesso di attirare capitali stranieri.
Il vincitore delle elezioni dovrà cercare alleati per formare una maggioranza, a pesare saranno i liberali del premier Calin Popescu Taricianu, accreditati di un 20 per cento di voti.
La nomina del nuovo premier spetterà al presidente Traian Basescu.
Il futuro governo dovrà gestire la crisi economica. Dacia, Nokia, Michelin, sono tra i grandi gruppi ad aver interrotto o rallentato la produzione. Dopo anni d’oro si prevede una crescita debole e un aumento della disoccupazione.
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