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Record negativo di affluenza alle urne: un segnale di disaffezione e sfiducia nella politica che non lascia dubbi. Eppure erano le prime elezioni dall’entrata della Romania nell’Unione Europea, nel 2007.
La crisi economica internazionale investirà il paese molto presto. Ce lo conferma Stelian Tanase, analista politico, che avanza fosche previsioni per il prossimo esecutivo. “Il governo dovrà far fronte a forti pressioni sociali perché la disoccupazione è destinata ad aumentare, la moneta rischia di essere vulnerabile, il potere d’acquisto diminuirà, e la popolazione sarà costretta a stringere la cinghia.”
Un periodo d’austerity tanto piu’ scioccante per un paese che dopo mezzo secolo di comunismo ha goduto di tassi di crescita economica record. Non sarà piu’ cosi’. A cio’ si aggiunga che la tregua decretata dai sindacati durante la campagna elettorale potrà essere revocata da un momento all’altro. Sul piede di guerra soprattutto gli insegnanti, a cui il governo uscente ha promesso un aumento di stipendio del 50%. Senza contare la disoccupazione incombente: i grandi gruppi, tipo Dacia e Arcelor Mittal, colpite in pieno dalla crisi, si preparano a licenziare.
Mezzo milione di emigrati rumeni sono inoltre sulla via del ritorno dopo aver perso il lavoro nei paesi europei che li avevano accolti – oggi anch’essi in fase di ridimensionamento. Mezzo milione di disoccupati su una popolazione di poco piu’ di venti milioni…
Altra piaga del Paese è la corruzione. Sotto pressione dalle istanze di Bruxelles, Bucarest ha creato nel 2005 un pool di magistrati per evadere le centinaia di denunce contro numerosi dirigenti politici. Tra gli inquisiti eccellenti anche l’ex premier Adrian Nastase.
Non solo sinora nessun pezzo grosso è stato condannato, ma Nastase si è presentato nelle liste della cittadina di Mizil, a un centinaio di chilometri dalla capitale. Ha promesso investimenti esteri e la realizzazione di infrastrutture varie.
Promesse che fanno sognare una popolazione ancora molto attiva nel settore agricolo, poco competitiva, scarsamente dinamica, dove la dimensione nostalgica rischia di fare il gioco dei piu’ scaltri.
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