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Hanno fatto decine di migliaia di vittime, tra cui tanti bambini e ora saranno messe al bando. Almeno in parte. Circa cento Paesi firmano oggi in Norvegia la Convenzione per l’abolizione delle bombe a grappolo. Ne proibisce la produzione, l’utilizzo, lo stoccaggio, il commercio e il trasferimento. Impegna inoltre i Paesi firmatari a sostenere le vittime, a rimuovere le bombe insesplose e a distruggere gli arsenali.
Ma le grandi potenze militari e produttrici di armi, Stati Uniti, Russia, Cina, Israele a Oslo non ci saranno. Una bomba a grappolo, “cluster bomb”, contiene sottomunizioni multiple, anche numerose centinaia. Viene sganciata per via aerea o terrestre in un’area che può raggiungere dimensioni pari a quelle di diversi campi da calcio. Molte sottomunizioni non esplodono e possono uccidere fino a parecchi anni dopo.
Usate per la prima volta nel 1943 dall’Unione Sovietica contro le truppe naziste, tra il 1964 e il 1973 l’esercito statunitense ne utilizzò circa 260 milioni in Laos. Morirono almeno undicimila persone, tra cui molti bambini. Un terzo delle vittime di queste armi sono infatti bambini. Fino ad ora, in Laos, nemmeno l’un per cento delle bombe inesplose è stato rinvenuto.
Secondo alcune stime, dal 1965, nel mondo almeno 100.000 persone, in maggioranza civili, sono state uccise o hanno subito mutilazioni.
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