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Quando il premier dimissionario Yves Leterme è arrivato stamane al Palazzo reale, in molti hanno pensato a una soluzione della crisi di governo in Belgio. Invece i giornalisti presenti sono rimasti con un palmo di naso, quando Leterme è uscito senza dire una parola. Tutti i commentatori sono d’accordo nel dire che si va verso un governo provvisorio fino alle elezioni di giugno: ma non sarà il primo ministro uscente a guidarlo, come lui stesso ha esplicitamente affermato.
Potrebbe essere la leader del suo stesso partito, la democristiana fiamminga Marianne Thyssen, a prendere l’incarico. E’ una voce ricorrente, dopo il suo incontro di domenica col re Alberto secondo.
Ma il più gettonato resta Jean Luc Dehaene, già premier per 7 anni, consumato navigatore dell’accidentata politica belga.
Meno probabile, ma sempre accreditata, la candidatura dell’attuale ministro delle finanze Didier Reynders. Il fatto di essere francofono, in un Paese a maggioranza fiamminga, non lo aiuta.
E’ francofono anche Luis Michel, commissario europeo allo sviluppo, ma la sua popolarità lo mette tra i papabili, quantomeno come outsider.
Sembra ormai probabile che l’incarico al nuovo premier non avverrà prima del tradizionale discorso natalizio del re alla Nazione, in programma per mercoledì. Intanto il re ha ufficialmente accettato le dimissioni del governo Leterme.
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