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L’Europa che paga a caro prezzo i suoi consumi energetici guarda al passato e teme per il futuro. Le varie crisi del gas che tante volte hanno contrapposto Russia e Georgia e Russia e Ucraina pongono il problema della dipendenza dagli idrocarburi di Mosca. Una dipendenza che i Ventisette stanno gradualmente cercando di ridurre.
Attualmente, Gazprom controlla il 94% della produzione russa di gas naturale. L’ottanta per cento del gas destinato all’Europa passa attraverso l’Ucraina.
I Ventisette importano dalla Russia il 43% del gas che consumano ed entro il 2030 la quota potrebbe salire al 60%.
Una dipendenza reciproca, tra Russia ed Europa, dal momento che Mosca esporta due terzi del suo gas nell’Unione.
L’Ucraina è stata finora un passaggio obbligato. Ma di fronte alle ripetute tensioni tra Mosca e Kiev, l’Unione ha cominciato a cercare percorsi alternativi.
I risultati di questi sforzi sono due cantieri, uno a nord e l’altro a sud: il primo rientra in un accordo concluso nel 2005 tra Vladimir Putin e Gerard Schroeder, per collegare alla Germania i giacimenti del Mare di Barentz, attraverso un gasdotto che corre sotto il Baltico per 1200 chilometri.
Più a sud, Gazprom e Eni hanno concepito un progetto italo russo: Southstream, che dovrebbe collegare l’Italia alla Siberia occidentale. Un gasdotto in parte sottomarino di 900 chilometri diretto in Bulgaria, dove si separa in due tronconi: uno risale attraverso la Romania e l’Ungheria fino in Nord Italia, l’altro attraversa il Mare Adriatico fino a raggiungere l’Italia del sud. Southstream sarà completato nel 2013, Northstream nel 2010. Più a sud, un terzo progetto, su cui ha puntato Bruxelles: Nabucco, l’unico gasdotto europeo indipendente dalla Russia.
L’Europa vi partecipa insieme agli Stati Uniti, per un costo stimato in 4 miliardi e mezzo di euro. Nabucco mira ai giacimenti dell’Asia centrale e avrebbe il doppio vantaggio di affrancare gli europei sia dalla Russia che dall’Ucraina.
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