
Torna il turismo in Terra Santa: frutto di un piano israelo-palestinese
24/12/08 19:26 CET
Medio Oriente
mondo
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Questo Natale in Terra Santa, l’aria della festa si sente più forte.
I turisti sono tornati. Raddoppiati, in un solo anno. Solo qui a Betlemme, in Cisgiordania, sono oltre un milione e mezzo i pellegrini registrati da gennaio scorso.
Un cifra record che con la visita il prossimo maggio di papa Benedetto XVI tutti prevedono nel 2009 sarà oltrepassata.
Era stato l’avvio della seconda intifada, nel settembre 2000 a ridurre agli sgoccioli le presenze straniere sui luoghi santi della cristianità.
La ripresa è partita solo lo scorso anno. Rapidissima. Tremila stanze occupate in questo Natale per la cittadina dove nacque Gesù Cristo significano il primo tutto esaurito del decennio.
In pochi mesi i venti ristoranti di Betlemme sono diventati cinquanta.
“Una crescita impressionante – anche secondo il direttore di uno dei grandi alberghi della città che, dice – abbiamo toccato con mano nella seconda metà dell’anno”.
Raddoppiati i turisti, più che raddoppiati i ristoranti, e disoccupazione dimezzata.
Era il 45% nel 2003: con il turismo di nuovo prima attività economica della regione ora è scesa al 23%, secondo il ministero dell’informazione palestinese.
Victor Batarseh, sindaco di Betlemme snocciola le sue cifre: “A Natale attendiamo 35-40.000 turisti, considerando che la media mensile quest’anno è di 100-120.000 ospiti. Siamo contenti per davvero”.
A cercare le cause di questa escalation si scoprono i frutti di una politica di rilancio che israeliani e palestinesi hanno, per una volta, pensato e gestito insieme.
Un piano destinato ad Europa e America Latina, partito nel 2005, con campagne che i ministeri del turismo israeliano e palestinese hanno ispirato ad un obiettivo su tutti: garantire la sicurezza dei visitatori stranieri.
E i risultati non hanno tardato a venire. Nonostante le tensioni di sempre, nonostante il muro di separazione israeliano. Qualche permesso in più ai cristiani di Betlemme per visitarre i familiari a Gerusalemme e Nazareth, il ministro israeliano del turismo che dice “Il turismo non può avere frontiere”.
Se il turismo come affare congiunto dà simili frutti, c‘è da sperare che il metodo della collaborazione venga esportato anche dove da troppo tempo stenta ad attecchire.
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tags: Israele, Medio Oriente, Turismo
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