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Si insedia e pone in cima alla sua agenda la crisi economica il Congresso degli Stati Uniti, rinnovato in parte durante le elezioni di novembre.
I democratici possono contare su un peso ancora più rilevante, conservano alla presidenza della Camera Nancy Pelosi e per la prima volta in 16 anni avranno il controllo di Congresso e Casa Bianca.
Appena arrivato a Washington il presidente eletto Obama aveva incontrato i leader del Congresso per arrivare all’approvazione del piano di rilancio di oltre 550 miliardi di euro al massimo entro metà febbraio, ossia prima della pausa invernale.
Un’ombra sulle celebrazioni è stata gettata dalla vicenda di Roland Burris, legata allo scandalo Blagojevich. Il Senato ha rifiutato di concedere all’ex procuratore generale dell’Illinois il seggio che fu di Barack Obama.
“Ho presentato le mie credenziali al segretario del Senato”, ha detto Burris. “E la decisione è stata questa: le mie credenziali non sono in regola, non sono stato ammesso, non posso sedere al Senato. Io non cerco lo scontro, ma consulterò i miei avvocati e decideremo insieme quali saranno i prossimi passi”.
Burris era stato nominato dal governatore dell’Illinois Rod Blagojevich, sotto inchiesta con l’accusa di aver venduto il seggio lasciato vacante da Obama dopo la sua elezione.
Lo stesso presidente eletto contesta la nomina di Burris e come il resto dei democratici chiede le dimissioni di Blagojevich.
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