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La Serbia userà tutti i mezzi diplomatici possibili per sciogliere la nuova forza di sicurezza del Kosovo. Forte di 2500 uomini e 800 riservisti, la KSF è divenuta operativa ieri. Sostenuta dalla Nato e dotata di armi leggere, Belgrado la considera il primo nucleo di un vero e proprio esercito di uno Stato che non riconosce, dunque illegale. Tra meno di un mese, il 17 febbraio, ricorre il primo anniversario della dichiarazione unilaterale di indipendenza di Pristina da Belgrado.
La KSF sostituisce la Forza di protezione kosovara, composta in maggioranza da ex membri dell’UCK. Il ministro degli esteri serbo, Vuk Jeremic, ha parlato di violazione delle delibere del Consiglio di Sicurezza dell’Onu: “Siamo fermamente contrari a questo processo di consolidamento di un’organizzazione paramilitare – ha detto. Protesteremo in modo deciso e continueremo a protestare in ogni modo e servendoci di tutti i mezzi diplomatici che uno Stato sovrano indipendente ha a disposizione”.
La KSF sarà comandata da uno degli ex-capi dell’UCK, l’Esercito di liberazione del Kosovo, la guerriglia indipendentista che aveva combattuto contro le forze regolari serbe durante il conflitto del 1998-1999, poi smantellata.
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