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L’accoglienza è stata positiva, ma ora, da Obama, l’America Latina si aspetta la fine dell’embargo su Cuba. Al secondo giorno del Vertice delle Americhe, da Trinidad e Tobago i leader sudamericani hanno lanciato segnali incoraggianti al Presidente degli Stati Uniti.
Non si è limitato a regalargli un libro, “Le vene aperte dell’America Latina”, ora diventato un best seller su internet. A Obama, il Presidente venezuelano Hugo Chavez dimostra buona volontà annunciando l’imminente invio di un ambasciatore a Washington, ritirato a lo scorso settembre, in concomitanza con l’espulsione del rappresenztante Usa a Caracas. “Con Obama abbiamo iniziato a parlare – ha dichiarato Chavez – e credo sia un buon principio. Abbiamo cominciato a compiere passi importanti. Per quanto riguarda Cuba, Lula ha detto qualcosa di vero: ossia che non possiamo immaginare un prossimo summit senza Cuba”.
Tra foto di gruppo e scambi cordiali, Obama ha invocato una nuova era nelle relazioni con L’Avana, dopo decenni di ostilità. Ha poi invitato il presidente colombiano Alvaro Uribe a Washington. Ma per ora, l’idea lanciata da Chavez, ossia quella di organizzare il prossimo vertice proprio a Cuba, resta solo una provocazione. Alcuni manifestanti hanno sfilato in prossimità dell’edificio che ospita il vertice chiedendo la fine dell’embargo. Il vero banco di prova per Obama.
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