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Buona parte del futuro del Paese sta nelle loro mani: le donne iraniane potrebbero giocare un ruolo importante nella consultazione presidenziale. Per la prima volta il Consiglio dei guardiani ha ammesso candidature femminili, anche se poi alla fine nessuna ha superato la selezione dell’organo politico-religioso. Perfino la nipote dell’ayatollah Khomeini non si è potuta presentare.
“Durante la rivoluzione islamica la nostra generazione è stata massacrata” dice un’elettrice.
“Vogliamo cambiare il nostro futuro, il nuovo presidente dovrà fare cose diverse” afferma un’altra.
Nonostante che rappresentino il 65 per cento degli studenti universitari, le donne iraniane continuano a essere cittadine di serie B, soprattutto in tema di divorzio, custodia dei figli e diritto ereditario. Il governo fondamentalista di Ahmadinejad ha peggiorato la situazione restringendo ancora di più la possibilità di carriera nei pubblici servizi.
Tre degli sfidanti di Ahmadinejad rivendicano un ruolo più forte della donna nella vita politica e sociale.
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