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Tegucigalpa brucia. Centinaia di incendi sono stati appiccati nella capitale dell’Honduras dai sostenitori del deposto presidente Manuel Zelaya in segno di protesta per il colpo di stato dell’esercito. Fuochi e barricate rendono impossibile l’accesso al palazzo presidenziale. Sono migliaia i manifestanti che si schierano con l’ex presidente e accusano l’esercito di metodi antidemocratici.
Ma l’Honduras sembra aver già voltato pagina.
Roberto Micheletti, il nuovo capo di stato designato dal Parlamento, ha già prestato giuramento e ha ringraziato la Chiesa e l’esercito per il sostegno che gli hanno accordato.
Dopo essere stato portato a forza in Costarica, ora Zelaya si trova in Nicaragua e non si rassegna.
“Sono io il presidente del popolo honduregno. Solo il popolo honduregno può destituirmi o confermarmi in carica, non un gruppo di gorilla. Non sono loro che mi toglieranno il potere morale di rappresentare il popolo honduregno”.
Quello in Honduras è il primo colpo di stato in America Latina dai tempi della guerra fredda
In difesa di Zelaya non si è schierata solo una fetta della popolazione honduregna ma la quasi totalità della diplomazia internazionale, in particolare quella latino-americana. Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha definito il colpo di stato in Honduras una barbarie.
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tags: Colpo di Stato, Honduras
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