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Il governo iracheno ha messo all’asta le concessioni per lo sviluppo e lo sfruttamento di sei campi petroliferi e due bacini di estrazione del gas. Un’asta storica, la prima dal 1972.
Ovviamente risveglia l’interesse di tutte le multinazionali energetiche, anche se c‘è molta prudenza: vanno valutate le questioni di costi, anche e soprattutto per la sicurezza del personale e delle strutture: sono sempre frequenti i sabotaggi.
Il primo ministro iracheno ha detto che l’Iraq “galleggia su un lago di petrolio”: sono molti i campi che prima o poi finiranno all’asta, e quindi alcuni operatori possono stare a guardare, per il momento. Nella carta, i campi che vengono assegnati tra oggi e domani.
Il principale, quello di Rumayla, nell’Iraq meridionale, è stato assegnato alla British Petroleum e alla China National Petroleum Company. Le riserve sono stimate in 17 miliardi di barili. Battuta, nell’asta, la statunitense ExxonMobil. Per alcuni altri campi, l’asta è andata momentaneamente deserta, e in qualche caso le offerte eccedevano i limiti di prezzo imposti dal governo.
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