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Una decisione che, per accontentare tutti, non accontenta nessuno quella del governo spagnolo che prolunga fino al 2013 la vita della centrale nucleare di Garoña, nel nord del paese. Un impianto che l’esecutivo aveva promesso di chiudere entro il 2011. Il premier socialista José Luis Rodriguez Zapatero dice di preoccuparsi soprattutto per i mille posti di lavoro a rischio:
“La decisione può essere criticata da diverse parti. Ma è una decisione equilibrata e responsabile e l’unica che convenga al paese”.
Il personale in questione non è d’accordo ed è sceso in piazza chiedendo di mantenere in attività i reattori ancora più tempo. Il leader sindacale Alberto Cesar Gonzalez:
“I lavoratori hanno sempre la peggio, naturalmente. Noi abbiamo lottato e lotteremo per la data del 2019. Il Consiglio di sicurezza nucleare ci dà ragione e per noi è chiaro: il nostro posto di lavoro è alla centrale fino al 2019”.
Gli ambientalisti, dal canto loro, accusano Zapatero di rimangiarsi la parola. Il programma di governo puntava a porre la Spagna all’avanguardia nello sfruttamento delle fonti di energia rinnovabili. E proprio la graduale chiusura delle centrali nucleari doveva essere il simbolo di questa scelta.
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tags: Energia nucleare, Politica
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