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La rivolta dei militari è cominciata il 28 giugno, con il rifiuto di collaborare all’organizzazione di un referendum sull’elezione di un’assemblea costituente. Zelaya è stato accusato di voler cambiare la costituzione per potersi presentare una seconda cosa per la presidenza. Su questo tema si è cristallizzata la spaccatura fra una parte dell’establishment e il governo, con la corte suprema e l’esercito schierati contro la consultazione.
Le classi popolari, invece, sono con il capo dello stato che si è spostato da posizioni liberali a una visione vicina al nazionalismo di sinistra tipico del Venezuela:
“Ora il popolo può avere un’opinione – aveva detto Zelaya pochi giorni prima del referendum – stiamo imparando a condividere. Impariamo ad essere più cristiani, più nobili, più hoduregni e più patriottici, insomma più decratici. Ecco quello che vogliamo con il referendum di domenica”.
La mutazione di Zelaya è stata suggellata il 25 agosto dell’anno scorso, con l’adesione dell’Honduras all’ALBA, l’Alternativa Bolivariana per le Americhe, un’organismo creato dal presidente del Venezuela Hugo Chavez. Una decisione che ha suscitato l’entusiasmo della massa dei più poveri e l’inquietudine delle classi medie del paese.
José Manuel Zelaya Rosales è stato eletto nel 2005 con un programma che proponeva, tra l’altro la decentralizzazione amministrativa e la lotta contro le gang violente giovanili attraverso un programma di istruzione pubblica gratuita per tutti.
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tags: Colpo di Stato, Honduras, Militare
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