
Calma forzata nello Xinjiang. Arrestate più di 1000 persone, tutte uiguri
09/07/09 12:46 CET
Conflitto
mondo
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E’ tornata la calma a Urumqui, il capoluogo della regione cinese dello Xianjiang teatro nei giorni scorsi di pesanti scontri interetnici tra uiguri e han costati la vita ad almeno 156 persone, secondo un bilancio ufficiale.
Esercito e polizia presidiano le strade per impedire agli uiguri, turcofoni e musulmani, di riprendere la loro protesta. Negozi e uffici riaperti, la città pare tornare alla normalità. Ma nessuno può dire se e quando potrà tornare la concordia tra le due principali etnie.
Più di mille persone sono state arrestate, e di molte non si ha notizia. “Come mio marito molta altra gente è scomparsa, e ora non sappiamo dove si trovi”, dice una abitante della città.
La tensione nello Xinjiang preoccupa Pechino. La regione, un sesto dell’intera Cina, è strategica per la sua collocazione geopolitica, e fondamentale per la tenuta del potere centrale.
Ieri un alto dirigente del Partito comunista locale ha annunciato la condanna a morte contro coloro che in questi giorni si sono macchiati di gravi crimini.
Continuano, infine, i rastrellamenti delle forze dell’ordine, documentate da immagini girate di nascosto.
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tags: Cina, Conflitto, Manifestazione
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