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40 anni, pensando al futuro: il 20 luglio del 1969, Neil Armstrong fu il primo uomo a mettere piede sulla luna. Subito dopo, Buzz Aldrin, mentre il terzo componente della missione Apollo 11, Mike Collins, restava al comando della navetta che li avrebbe riportati a terra. Nella sede della Nasa, oggi, si sono ritrovati vari componenti delle missioni Apollo, ma più che rievocare il passato hanno pensato al futuro, al prossimo obiettivo: Marte. Buzz Aldrin ha ricordato che Apollo 11 fu una missione pionieristica, che aprì una porta, perché il primo uomo sulla luna permise poi a molti altri di andarci. “Ma adesso – ha poi detto – dobbiamo pensare a Marte, è inutile tornare dove siamo già stati”.
Gli ha fatto eco James Lovell, che fece parte delle missioni Apollo 8 e 13: “Vogliamo andare su Marte, ed è il minimo che possiamo fare con la Stazione Spaziale Internazionale, con tutti i soldi che ci abbiamo speso: altrimenti non serve a niente”
Tutti concordi, i reduci delle missioni Apollo, nel mettere pressione su Barak Obama, perché finanzi i programmi della Nasa, e sull’ente spaziale, perché si concentrino gli sforzi su Marte.
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