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Reclamano la liberazione di Aung San Suu Kyi, immediata a senza condizioni. Dalla capitale indiana di New Delhi, gli attivisti birmani protestano contro la sentenza che condanna la leader dell’opposizione in Myanmar a trascorrere altri 18 mesi agli arresti domiciliari.
Una sentenza tutta politica, una farsa, denuncia il cugino della Premio Nobel per la pace e primo ministro dell’autoproclamato governo birmano in esilio: “La giunta militare – dice – vuole escludere dalle prossime elezioni Aung san Suu Kyi e insieme a lei anche diversi altri leader politici ed esponenti etnici”.
Gli avvocati di Aung San Suu Kyi hanno espresso l’intenzione di ricorrere in appello, ma intanto la “signora di Yangon” ha iniziato a scontare la sua nuova condanna.
Inutile il tentativo, al Consiglio di sicurezza dell’Onu, di inasprire le sanzioni contro la giunta birmana. Pechino è pronta a bloccare ogni risoluzione punitiva.
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tags: Aung San Suu Kyi, Diritti umani, Myanmar
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