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Esito più che mai incerto per le elezioni politiche in Norvegia. La coalizione di centro-sinistra di Jens Stoltenberg vanta risultati che farebbero gola a qualunque governante europeo: il più basso tasso di disoccupazione del continente, pari al 3% e una recessione breve e praticamente indolore, malgrado la crisi mondiale.
Ma gli elettori potrebbero sterzare a destra, in direzione della populista Siv Jensen, del Partito del Progresso, che promette meno tasse, privatizzazioni e più investimenti:
“Prima di tutto vogliamo uno stato più efficente, meno tasse e una politica più restrittiva sull’immigrazione, credo che ciò sia importante per molti norvegesi in questo momento”.
Il successo di Jensen potrebbe essere favorito dalla fine dell’ostracismo contro il suo partito da parte di Erna Solberg, leader dei conservatori.
Una coalizione di centro-destra resta comunque problematica in quanto gli indispensabili piccoli partiti di area non sembrano disposti all’abbraccio con i populisti, soprattutto perché non condividono le scelte di Jensen sull’immigrazione.
In campagna elettorale i populisti hanno imposto il tema del giro di vite sugli stranieri, ma anche quello dell’apertura dei rubinetti della manna petrolifera.
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