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Esito aperto e più che mai incerto per le elezioni politiche in Norvegia che si concludono oggi. Circa 3 milioni e mezzo di elettori sono chiamati a decidere le sorti del governo di centro-sinistra del premier uscente Jens Stoltenberg.
Il socialdemocratico Stoltenberg vanta risultati che farebbero gola a qualunque governante europeo: il più basso tasso di disoccupazione del continente, pari al 3%, una recessione breve e praticamente indolore, malgrado la crisi mondiale. Ma gli elettori potrebbero girare a destra, in direzione della populista Siv Jensen, del Partito del Progresso, che promette meno tasse, privatizzazioni e più investimenti.
Il successo di Jensen potrebbe essere favorito dalla fine dell’ostracismo contro il suo partito da parte dei conservatori di Erna Solberg. Una coalizione di centro-destra resta comunque problematica in quanto gli indispensabili piccoli partiti di area non sembrano disposti all’abbraccio con i populisti.
E’ il petrolio il segreto della prosperità norvegese. Il paese è il quinto esportatore mondiale. Ma, per riequilibrare il proprio bilancio, lo stato non può prelevare più del 4% annuo dalla manna petrolifera, in modo da creare una riserva per gli anni di vacche magre. Molti norvegesi, però preferirebbero investimenti immediati e non condividono questa visione a lungo termine.
L’immigrazione è stato l’altro grande tema della campagna elettorale. Il partito populista invia un messaggio anti stranieri osteggiato da altre frange del centro-destra e questo è uno degli elementi che potrebbe complicare un eventuale accordo di coalizione.
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