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Il senato argentino ha approvato definitivamente una riforma del sistema radiotelevisivo che ha rischiato di spaccare il paese. Fino all’ultimo, davanti al parlamento, ci sono state manifestazioni pro e contro. La legge impedirà la creazione di imperi mediatici in questo modo: un terzo dello spazio audiovisivo verrà riservato ai media pubblici, un terzo ai media privati e un terzo alle organizzazioni non governative, che hanno fortemente appoggiato l’iniziativa:
“Ognuno avrà l’opportunità di avere una forma di comunicazione – dice Estela de Carlotto dell’organizzazione madri e nonne della Plaza de Mayo – Da un punto di vista culturale è una buona cosa. Il progresso per la libertà di espressione è anche una buona cosa.
Ma per i grandi gruppi mediatici privati, in particolare per il gruppo che edita il Clarin, il principale quotidiano del paese, si tratta di un bavaglio imposto alla libertà di stampa. Il gruppo Clarin è da molto tempo critico con la presidente Cristina Fernandez Kirchner, che si è fatta promotrice di questa riforma. La federazione della stampa sudamericana ha criticato la nuova legge che invece ha ottenuto il plauso della Rappresentanza speciale dell’ONU per la protezione e la promozione della libertà di opinione e di espressione.
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tags: Argentina, Libertà di stampa, Media
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