Berlino est, posto di frontiera di Bornholmerstrasse. Alle 21 e 20 del 9 novembre 1989 la barriera si alza e si apre un varco dove, prima, c’era solo il muro.
Nel pomeriggio in una conferenza stampa trasmessa in diretta dalla televisione di stato, il capo ufficio stampa del partito comunista, Gunter Schabowski, aveva comunicato in modo un pò vago che il governo aveva preso importanti decisioni riguardo ai cittadini dell’est che desideravano passare a ovest.
Qualche ora dopo, una folla immensa fa valere questo diritto prendendo d’assalto il posto di frontiera, il più a nord dei sette che sorgono in città.
Quella sera del 9 novembre, oltre ventimila berlinesi dell’est hanno attraversato in meno di un’ora il ponte Bösebrücke, senza subire alcun controllo dei documenti di identità. Mentre poche ore prima dovevano farsi vidimare i passaporti perdendo così, senza saperlo e per ordine del direttore delle frontiere, la nazionalità.
“Ho vissuto qui per così tanto tempo, oltre 20 anni”, racconta Maria Schüler, una di loro. “Ho sempre visto il ponte, ma non ci sono mai potuta salire. Volevo assolutamente farlo: così ci sono andata, ho bevuto champagne e ho pianto”.
Il muro di Berlino era semplicemente crollato. Günther Schabowski aveva involontariamente anticipato l’entrata in vigore delle norme sulla possibilità per i cittadini dell’est di passare a ovest. “Quando?” gli aveva chiesto un giornalista italiano. “Immediatamente” aveva risposto il funzionario comunista.
“Non potevo immmaginare che la mia domanda avrebbe provocato una tale risposta”, dice Riccardo Ehrman. “La risposta ha provocato un vero terremoto, perche significava che l’intero impero comunista era caduto”.
A Berlino scoppia la gioia e si fa festa: a Kudam, il grande viale di Berlino ovest si abbracciano i cittadini dell’una e dell’altra parte. Ma ai berlinesi dell’est gli sconvolgimenti di quel giorno fanno anche paura.
“Gli abitanti di Osloer Strasse, nell’ovest, mi sono venuti incontro con lo champagne”, continua Maria Schüler. “Mi hanno offerto un bicchiere e abbiamo bevuto insieme. D’altro canto era chiaro che dopo aver compiuto questo passo, il mondo, come lo avevo conosciuto io e non voglio esprimere un giudizio, smetteva di esistere”.
Dopo appena un anno dalla caduta del muro, la storia continua a correre in fretta. L’autunno successivo, quello del 1990 la Repubblica democratica tedesca si dissolve per unirsi con la Repubblica federale.
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