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L’orologio universale funzionava già il 4 novembre del 1989 ad Alexanderplatz, luogo di incontro nel centro di Berlino Est. Paradossalmente, l’orologio segnava l’ora esatta di tutti quei posti che i berlinesi dell’est non potevano visitare. Il diritto a viaggiare è garantito solo formalmente dalla costituzione.
Ma nella Repubblica Democratica Tedesca, nell’autunno dell’89, sono sempre di piu’ i cittadini che chiedono l’effettivo rispetto dei diritti di cittadinanza sanciti sulla carta. “Noi siamo il popolo”, urlano.
Il 4 novembre dell’89 era un sabato. Un giorno di riposo dal lavoro, per questo sono in tanti alla manifestazione ad Alexanderplatz. A convocarla è stati un gruppo di artisti, rivendicano il rispetto delle libertà di opinione, di stampa e di riunione, proprio come recitava la costituzione della Repubblica democratica.
E’ la prima manifestazione autorizzata in 40 anni a Berlino est. Ed è anche la prima volta che idee diverse da quelle del regime vengono espresse pubblicamente.
Il capo del partito comunista di Berlino, Gunter Shabowsky, cerca dal palco l’appoggio della folla, ma, stavolta, non lo riceve perche la folla lo fischia.
“Chi ha eletto quest’uomo?” Urlano i manifestanti in corteo. Il tempo delle riforme è arrivato.
“E’ stata la più grande manifestazione libera di opinioni che la Repubblica Demcratica Tedesca abbia mai visto – dice un manifestante – Ci mostra come le libere opinioni muovono la gente.”
Il giornale ufficiale del partito comunista, il lunedi successivo, titola: “500 mila manifestanti a Berlino”. E di seguito pubblica il testo del progetto di legge che consentirà ai cittadini della Repubblica Democratica di andare all’estero.
Solo 3 giorni dopo, il 9 novembre, un giornalista italiano chiede a Shabowsky quando quella legge sarebbe entrata in vigore. Una risposta precipitosa, quel “immediatamente”, ha spinto la storia un po’ più un la.
Il Muro di Berlino: it.euronews.net/1989-2009
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