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L’accordo è saltato e in Honduras, oggi, non si può dire che la crisi sia finita. I sostenitori di Manuel Zelaya sono scesi in piazza a Tegucigalpa per chiederne il ritorno, mentre in nottata il presidente de facto Roberto Micheletti ha annunciato un governo di unità nazionale, senza, però, ministri proposti dal Presidente destituito.
I quattro mesi di crisi politica nel Paese sudamericano sembrano dunque continuare. Micheletti sembra deciso ad andare avanti e i suoi oppositori criticano la posizione di Stati Uniti e dell’Organizzazione degli Stati Americani.
Lo scorsa settimana le due parti avevano raggiunto un accordo, mediato da Washington, per creare un governo condiviso, e ieri, i ministri ad interim di Micheletti si sono dimessi per procedere. Poi l’annuncio, nella notte, da parte del Presidente de facto, a pochi minuti dalla scadenza del termine per il ritorno in carica di Manuel Zelaya.
Quest’ultimo si era rifiutato di presentare una lista di ministri fino a quando non fosse rientrato in carica, annullando gli effetti del colpo di stato del 28 giugno. Zelaya è rifugiato all’ambasciata brasiliana di Tegucigalpa dal 21 settembre. Il 29 novembre sono in programma elezioni presidentiali.
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