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E’ una gara tra consensi e bocciature la prossima designazione delle principali cariche istituzionali dell’Unione Europea, previste dal Trattato di Lisbona.
Nel testa a testa tra Massimo D’Alema e David Miliband alla nomina di alto rappresentante alla politica estera cresce il sostegno alla candidatura del ministro degli esteri inglese. Mentre il presidente della Fondazione Italianieuropei perde punti. Su di lui pesano le reticenze dei paesi dell’ex blocco sovietico per il suo passato comunista.
Molte perplessità restano anche sul nome di Miliband come capo della diplomazia europea e vicepresidente della Commissione.
“Al momento continua a essere fatto il nome di Miliband. Credo che potrebbe essere disastroso in vista della formazione di un governo britannico conservatore, sarebbe difficile avere un ex ministro degli esteri socialista che cerchi di imporci la sua volontà in politica estera”.
La spartizione delle nomine vede in campo altri personaggi illustri della politica internazionale. Nella rosa dei candidati alla presidenza permanente del Consiglio europeo c‘è l’ex premier britannico Tony Blair a cui, tuttavia, manca l’appoggio del Partito Socialista Europeo. Il favorito, per ora, resta il primo ministro belga Herman Van Rompuy. Cristiano-democratico fiammingo, da meno di un anno è alla giuda di un governo di coalizione.
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tags: Diplomazia, Unione europea
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