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Non solo le proteste contro la guerra in Afghanistan promosse da associazioni pacifiste e gruppi di familiari delle vittime. La strategia del governo di Londra davanti al conflitto solleva le riserve anche di una parte dei circoli militari, che le esprimono senza giri di parole.
“Il governo ha bisogno di mostrare un grande impegno”, dice l’ex capo dello staff della Difesa, Lord Guthrie. “Non voglio dire che sia troppo tardi, ma che sarebbe stato meglio agire più fermamente prima”.
Solo ieri il premier Brown aveva ribadito di non voler abbandonare l’Afghanistan prima che la missione abbia raggiunto il suo obiettivo, negando che al contingente britannico manchi il necessario supporto.
E mentre i 93 militari uccisi fanno del 2009 l’anno peggiore per l’esercito britannico, dell’uscita eventuale dallo scenario afghano se ne discute anche tra i familiari dei soldati.
“Non possiamo andarcene adesso, troppe vittime sarebbero morte invano”...
“A me piacerebbe vederli tornare a casa, ma ci sono molte opzioni politiche. Se penso che possiamo vincere? No, quello penso di no”.
Il contingente britannico in Afghanistan, inizialmente di 8100 unità, oggi conta 9000 soldati, mentre si discute se inviarne altri 500. Ma sono sempre più gli esperti che avvisano: per vincere a Kabul la forza non basta.
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tags: Afghanistan, Militare, Regno Unito
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