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Lo sceicco Mohammad Al Maktum tocca il cielo con un dito. Oggi nel suo Dubai l’inaugurazione dell’edificio più alto del mondo. Oltre ottocento metri di vetro e acciaio, su cui ha simbolicamente voluto accendere i riflettori, proprio nel quarto anniversario della sua ascesa al trono.
Un orgoglio da 160 piani, che ricorderà fino a 95 chilometri di distanza l’opulenza in tempo di crisi dell’Emirato. 58 ascensori e una terrazza panoramica, tra le perle che impreziosiscono il Burj Dubai insieme all’hotel e alle residenze, interamente disegnate e arredate assecondando fantasie e capricci dello stilista Armani.
Di pari passo con i debiti dell’Emirato, il grattacielo è cresciuto fino a polverizzare il precedente record dei 508 metri, finora detenuto dal taiwanese Taipei Centouno. Prezzo da pagare: il lavoro incessante per oltre cinque anni, di un esercito di oltre 12.000 operai. Un fiore all’occhiello, costato secondo le stime tra l’uno e i quasi tre miliardi di euro.
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